• Maria Giovanna Cogliandro

Silvia Romano tra derive razziste e aterosclerotiche


Alcuni hanno visto solo il suo vestito, altri un presunto pancione, altri si sono improvvisati psicologi e seduta stante hanno fornito la loro diagnosi: "Silvia Romano è affetta dalla Sindrome di Stoccolma". C'è, poi, chi ha accolto la sua conversione all’Islam con sillogismi che se Aristotele avesse saputo che sarebbero stati utilizzati per giustificare tali idiozie, si sarebbe dato all'enigmistica.

"Se mafia e terrorismo sono analoghi - ha scritto Vittorio Sgarbi sul suo profilo facebook - e rappresentano la guerra allo Stato, e se Silvia Romano è radicalmente convertita all’Islam, va arrestata (in Italia è comunque agli arresti domiciliari) per concorso esterno in associazione terroristica. O si pente o è complice dei terroristi".

Ricordiamo che il sillogismo aristotelico è un ragionamento in base al quale da due giudizi detti “premesse” si ottiene un altro giudizio detto “conclusione”.

Il sillogismo di Sgarbi è una buffonata, un effetto dell’aterosclerosi che avanza. La premessa maggiore è che tutti gli islamici siano terroristi. Il che è falso. La premessa minore è che Silvia è islamica. Il che è vero. La conclusione è che Silvia è una terrorista. Ma - ci insegna Aristotele - se una delle premesse è falsa, la conclusione non può che essere falsa. Quindi, usando un francesismo, quella di Sgarbi è una minchiata.

Quanto da lui dichiarato potrebbe essere accettato come, sia pure agghiacciante, chiacchiera da bar ma stona, e terribilmente, se si pensa che venga da un uomo di cultura. Da un intellettuale. Perciò preferisco pensare che Sgarbi non lo abbia scritto da uomo di cultura ma da provocatore per natura, da polemico per vezzo, da stronzo per sport. Anche se neppure questo mi tranquillizza, a dire il vero.

La liberazione di Silvia Romano benché grazie a Dio, qualunque Dio, sia stata accolta con gioia da molti, è stata, purtroppo, anche un'occasione per scatenare gli odiatori per natura, i contestatori per vezzo, gli stronzi per sport. Per alcuni è stata una scusa per accrescere il proprio ego facendo leva sull'ignoranza e la chiusura mentale di molti. "É sposata, è incinta del suo aguzzino", tutti pettegolezzi dietro cui sbavare per giustificare e rafforzare la propria intolleranza.

La liberazione di Silvia è stata una valvola di sfogo delle peggiori frustrazioni, del peggior razzismo, oggi nei confronti persino di una connazionale che convertendosi a un’altra religione diversa da quella cattolica avrebbe, non si sa per quale ragione, “tradito” gli italiani.

Non sono tra coloro che sostengono che se l’Italia negli ultimi anni si è riscoperta oltremodo razzista sia colpa di Salvini. Il razzismo non è un prodotto della politica della Lega. Il razzista nasce razzista. Così come l’intollerante di qualunque specie. E il virus si manifesta di tanto in tanto, riattivandosi in particolari condizioni di depressione del sistema immunitario, come il virus della varicella-zoster o dell’herpes. All’indomani dell’emanazione delle leggi razziali fasciste, il virus del razzismo, in alcuni italiani è rimasto silente nel suo nucleo. Oggi che focolai xenofobi mettono a dura prova il sistema immunitario, il razzismo torna a colpire.

Fuor di metafora, certa informazione a sostegno di certa politica ha permesso uno sdoganamento del razzismo e chi, un tempo, si sarebbe vergognato di mostrarsi razzista, oggi ne fa quasi un vanto o, nel "migliore” dei casi, si nasconde dietro un “non sono razzista, ma…”. Post e tweet lanciati da un senatore della Repubblica, insieme a titoli di giornale xenofobi hanno da tempo ormai dato il La alla riemersione di pulsioni razziste.

Si viene così a creare un circolo vizioso: da un lato, i razzisti a lungo repressi si sentono legittimati dai politici e dai media a dare sfogo ai loro peggiori istinti; dall’altro, i politici e i media cavalcano queste pulsioni con lo scopo di accrescere i consensi, i primi, e di vendere, i secondi.

Altro che Coronavirus, il nostro peggior nemico è il virus latente del razzismo che ci portiamo dietro da 80 anni o anche più. E il guaio è che per quest’ultimo non sarà mai messo a punto un vaccino.

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