• Maria Giovanna Cogliandro

"Oggi il bullo viene spesso dalle buone famiglie"


Ricorre oggi, 7 febbraio, la Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo, fenomeni troppo a lungo minimizzati e addirittura considerati un “rito di passaggio”.

Ed è così che si sono drammaticamente moltiplicati i casi.

Dall’indagine 2020 dell’Osservatorio Indifesa di Terre des hommes e Scuola Zoo, emerge che più di 4 ragazzi su 10 hanno subito atti di bullismo e 6 adolescenti su 10 lo hanno vissuto indirettamente, assistendo a episodi diretti ad amici e compagni di scuola.

Bullismo e cyberbullismo sono oggi rischi concreti per oltre 1 adolescente su 3.

Subire atti di bullismo può avere nella vittima conseguenze devastanti sia a breve che a lungo termine. E ad essere responsabili di una giovane vita che va a rotoli non è solo il bullo ma tutti coloro - famiglia, scuola, società - che avrebbero potuto intervenire e non l'hanno fatto. Con l’aiuto della dottoressa Francesca Racco, psicologa e psicoterapeuta, nonché membro dell'Osservatorio Nazionale Adolescenza, proviamo a interrogarci tutti insieme su un fenomeno che esige un intervento immediato sul fronte educativo e che ci impone di interrogarci sull’importanza di "sentire" e "percepire” i nostri ragazzi, avviando un'azione preventiva che, mai come in questo momento storico, per il mondo dell'educazione risulta essere tanto urgente quanto non rinviabile.


Dottoressa Racco, come si fa a riconoscere un bullo?

Prima di tutto bisogna stare attenti a non cadere nell’errore di pensare che il bullo sia per forza un ragazzo particolarmente incline alla violenza o proveniente da un contesto socio economico svantaggiato. Oggi, il bullo viene spesso dalle buone famiglie, solo apparentemente normali ma che in realtà vivono grandi sofferenze emotive, carenza di valori e vittime a loro volta di una crisi educativa senza precedenti. Solitamente il bullo è popolare nel suo gruppo, circondato da chi lo sostiene rinforzando così il suo ruolo, tende a prevaricare gli altri, prende sistematicamente in giro, ride alle spalle degli altri negando e sminuendo la gravità del proprio comportamento. Tende a divertirsi quando l’altro ci rimane male, senza provare senso di colpa. Ha certamente difficoltà ad accettare le regole e vive un senso di onnipotenza che mette in atto con comportamenti di superiorità. Non contempla le diversità e il rispetto del prossimo.

Quante forme di bullismo esistono?

Il bullismo può avvenire in forma diretta, con minacce, pugni e calci, furti di oggetti e altre prepotenze. Ma esiste anche nella sua forma indiretta, come ad esempio non rivolgendo mai la parola alla vittima ed escludendola dal gruppo, offendendola e parlandone male o prendendola in giro. Il cyberbullismo è, invece, la violenza perpetrata in rete in cui la vittima viene isolata ed esclusa anche dai gruppi WhatsApp, viene insultata all’interno delle chat e presa in giro sistematicamente. A volte vengono fatti dei fotomontaggi o vengono scattate foto o video in momenti ed in situazioni imbarazzanti e inviati ai vari gruppi. Questo tipo di bullismo ha conseguenze talvolta irrimediabili perché davvero con un semplice click si può rovinare la vita di una persona. Quest’ultima forma vede anche tanti bulli inconsapevoli, che alimentano il fenomeno condividendo o sostenendo il cyberbullo con un semplice like.

È vero che oltre al bullo dominante, esiste anche il bullo insicuro?

Sì, è vero. Tendenzialmente pensiamo che il bullo sia solo di tipo dominante, sicuro di sé e con un grande bisogno di potere. In realtà, il bullo può essere anche insicuro, con bassa autostima, alla costante ricerca di attenzione. Il bullo insicuro è ansioso e a sua volta può ricoprire il ruolo di prepotente con i più deboli e debole con i più forti.

Le vittime preferite del bullo?

Spesso a essere presi di mira sono coloro che sono più sensibili, rispettosi delle regole, studiosi o molto bravi a scuola. A volte vengono considerati “sfigati” magari perché non alla moda. Per lo più si tratta di bambini e ragazzi che non riescono a difendersi e che non raccontano nulla agli adulti perché temono di peggiorare la situazione, ed è proprio di questo che il bullo si fa forte.

Il bullismo è anche femminile?

Sì, negli ultimi anni stiamo assistendo a un incremento del bullismo messo in atto, non solo dalle adolescenti ma anche dalle bambine sin dalle scuole dell’infanzia. Non è raro osservare gruppetti di bambine che tendono a isolare una compagnetta. Personalmente in questi anni ho seguito in psicoterapia moltissime ragazze vittime di svalutazioni e derisioni continue, a opera di coloro che per giunta ritenevano amiche.

Esistono dei processi, delle esperienze, delle spinte imitative per cui si diventa bullo?

Assolutamente sì, non si diventa mai bulli per caso. Ed è proprio questa la domanda più importante che dobbiamo porci se vogliamo davvero fermare questa crescente emergenza psicosociale. Purtroppo viviamo in una società in cui prevale il conflitto, la competizione e lo scontro a discapito di collaborazione, cooperazione e solidarietà. La ricerca scientifica ci ha ben illuminato su quanto il cervello sia plasmato dalle esperienze quotidiane. I più piccoli imparano per imitazione e oggi si cresce a suon di pane e prevaricazione. Se non ci fermiamo a riflettere su cosa stiamo insegnando ai nostri figli non potremo mai fermare il bullismo. Ricordiamoci che è prevaricazione quando noi per primi non osserviamo le regole, ad esempio quando parcheggiamo sul marciapiede, quando non allacciamo le cinture, non rispettiamo le file, quando postiamo frasi denigratorie sui social, quando urliamo offendendo chi non la pensa come noi. Chi è bullo oggi ha fatto esperienze di un vuoto educativo ieri.

Quali rischi e conseguenze comporta il bullismo?

I rischi e le conseguenze possono essere devastanti e lasciare segni profondi per tutta la vita. Sicuramente viene intaccata l’autostima, si perde la fiducia in se stessi fino ad arrivare a sperimentare vissuti di ansia e depressione, che possono esitare in eventi drammatici se consideriamo che una vittima su due pensa al suicidio. Tra le vittime è molto frequente anche l’autolesionismo, per alcuni di loro questa diviene l’unica modalità per gestire il dolore derivante dalle continue angherie e violenze subite.

Quali sono i segnali riscontrabili nei bambini e nei ragazzi vittime di bullismo?

Spesso manifestano cambiamenti di umore, possono manifestare disagio nell’andare a scuola o nel frequentare le attività sportive, talvolta lamentando mal di testa, mal di pancia e altri disturbi psicosomatici. Tendono a rimanere isolati e non coinvolti nelle attività di gruppo dei pari. Possono inoltre apparire chiusi e pensierosi. Gli adulti devono prestare molta attenzione perché la maggior parte dei soprusi rimane sommersa in quanto bambini e ragazzi non parlano per il timore che la situazione possa peggiorare o per la paura di rimanere senza amici.

Attraverso quali interventi è possibile ridurre il disagio della vittima?

Il primo passo risiede nel riconoscere il disagio, cosa per nulla scontata, visto che troppi bambini e ragazzi ancora oggi soffrono perché le dinamiche violente vengono definite “cose da ragazzi”. Chi si trova a essere vittima di tanta sofferenza ha bisogno innanzitutto di sentirsi dire e capire che non ha nessuna colpa. La vittima ha bisogno di essere riconosciuta nel suo dolore e non, come spesso accade, di essere quasi trasparente. Perché ricordiamoci che ciò che fa più male è che tutti sanno e nessun interviene.

Come recuperare un bullo?

Considerando che, per un intreccio di fattori, il bullo ha acquisito una modalità errata di relazionarsi, occorre fornirgli gli strumenti per interagire nel gruppo senza sentirsi superiore. Per fare questo, però, prima occorre un lavoro di riconoscimento delle proprie emozioni e di quelle degli altri. Il bullo ha bisogno di imparare a vedere il punto di vista dell’altro, ma ancor prima ha bisogno di guardarsi dentro per avere contezza delle conseguenze dei propri atteggiamenti e comportamenti. Il primo step è fermarlo e poi spesso occorre un intervento specialistico finalizzato alla consapevolezza emotiva e al ripristino del senso dell’altro. Insomma occorre tirarlo fuori dal ruolo in cui è incastrato perché è anch’egli vittima di se stesso.

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