• Maria Giovanna Cogliandro

Non illudetevi, non si metteranno sulla buona Strada


A me Gino Strada piace. Mi piace perché nel corso della sua carriera non si è mai fatto pagare una prestazione medica, ha sempre e solo vissuto del suo stipendio. Mi piacerebbe un po' meno se finisse per indossare i panni del commissario. Primo perché non gli si addicono. Secondo perché non ho grande stima dei commissari, diventati il simbolo di un territorio, la Calabria, di cui ci si ricorda solo in caso di emergenza. Un'emergenza che puntualmente viene affrontata con misure straordinarie. Da anni ormai lo "straordinario" nella nostra regione è diventato la scusa per invadere il campo dell'ordinario. Lo si è fatto con la legge sugli scioglimenti dei consigli comunali, una legge che tutt'oggi giustifica l’esistenza di un potere che è parte di una legislazione che ha portato, per l'appunto, a livello ordinario, non più straordinario, il contrasto alle mafie, lo si è fatto nel settore della sanità. In quest'ultimo caso lo Stato, in cambio di un intervento economico per risanare i debiti dovuti a reiterati sprechi e ruberie nelle ASL calabresi, ha sottratto alla nostra regione l'intera competenza in materia di salute, in barba all'art. 117 della nostra Costituzione secondo cui la tutela della salute rientra nell'ambito delle materie oggetto di legislazione concorrente fra Stato e Regione. I risultati? Nulli. Anzi, disastrosi. Sprechi e ruberie hanno continuato ad essere la norma, così tanti che neanche si conoscono tutti, e questo per mancanza di tracciature contabili e in diversi casi, addirittura, per mancanza di bilanci, con dati resi a voce, tanto che - come successo al povero Cotticelli o più probabilmente alla sua controfigura! - capita di ritrovarsi, da un giorno all'altro, accollati in bilancio debiti di milioni nascosti o, quanto meno, mai sbucati fuori per anni! Ma nonostante ciò ci si è incaponiti su questa strada: lo Stato nomina un fantoccio, perché di quello si tratta viste le qualità amministrative e di controllo dimostrate negli anni da chi di volta in volta si è succeduto, sottraendo alla Regione ogni potere. E questo mentre alcune regioni, come il Veneto, l’Emilia-Romagna e la Lombardia, richiedono una totale autonomia dal governo centrale, autonomia che andrà a investire anche il settore della sanità. Quindi cosa vogliamo fare, regionalizziamo o statalizziamo? O, peggio, rendiamo autonomo il nord e teniamo sotto scacco il sud? La progressiva erosione del ruolo dello Stato in materia di sanità, la nostalgia del potere perduto, non possono essere recuperate a spese della Calabria e dei calabresi. Che, al solito, vengono investiti da una sorta di processo rieducativo che, come proclamato nel marzo 2019 dall'ex ministra alla salute Giulia Grillo, quando insieme alla Lega (che oggi fa finta di dimenticarselo), scelse Saverio Cotticelli quale salvatore della sanità in Calabria, vede coinvolti commissari, prefetto, forze dell'ordine, procuratori e, solo in seconda battuta, cittadini e personale sanitario. Il decreto Calabria del marzo 2019 fu, neanche a dirlo, un decreto straordinario da realizzare, ancora una volta, di concerto con l' "esercito", in linea con quel convincimento egemone dalle nostre parti che l’unico contrasto al malaffare sia lo strumento repressivo militare.

Pensare oggi che un uomo perbene come Gino Strada possa concepire la sanità in questi termini mi sembra francamente assai improbabile. Così come mi appare altrettanto improbabile che chi in tutti questi anni ha tenuto a debite distanze dalla sanità trasparenza e meritocrazia, prediligendo solo ed esclusivamente il profitto, possa ad un tratto fare un cambiamento di rotta. E possa farlo nominando un uomo come Gino Strada che in un'intervista al Corriere della Sera di qualche anno fa dichiarò: "Se dovessi fare il ministro reintrodurrei la dicitura Ministero della Sanità Pubblica. Con me non ci sarebbero convenzioni con i privati. Non un euro. Io sono per una sanità pubblica, di alta qualità e totalmente gratuita. Per ri-costruirla non servirebbero nemmeno altri investimenti. Bisognerebbe smettere di rubare. Almeno trenta miliardi l’anno finiscono in profitto. Quando una struttura sanitaria che dovrebbe essere ospitale con chi soffre diventa un’azienda in cui si gioca con i rimborsi e il pagamento a prestazione, si mette in atto un crimine sociale".

"La sanità deve essere solidarietà, interesse da parte della collettività verso chi sta male" - ha scritto il fondatore di Emergency in un post su facebook del 17 ottobre scorso. - "Una Sanità umana, che mette al centro il paziente. Non è utopia, è fattibile: serve rivedere le priorità dei nostri governi e recuperare tutte le risorse che, negli scorsi decenni, sono andate nella direzione del profitto privato". No, non credo che la sanità, ancor meno quella calabrese, sia pronta per una rivoluzione di tale portata.

(Foto Ansa)

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