• Maria Giovanna Cogliandro

Nik Spatari, un perseguitato oggi osannato dagli ipocriti

Aggiornamento: 22 ott 2020




Ci ha lasciati senza fare troppo rumore, in maniera discreta, composta. E colorata, dentro una bara dipinta dai bambini del Musaba. La vita di Nik Spatari è stata una scommessa della fantasia. Era un uomo insolito; in un mondo in cui si fanno le cose per dovere o per vanagloria, a lui piaceva la libertà che solo l'arte è in grado di assicurarti. In un mondo di copie in carta carbone, Nik adorava l'originalità. Era un uomo che maneggiava astrazioni e che ascoltava il mondo con la testa nelle nuvole. Un uomo che mentre tutti gli altri pretendevano di somministrare cucchiaiate di virtù, lui le aveva già assunte a flaconi, masticate e digerite. Nik era distante da quegli archetipi morali che gli danzavano rutilanti davanti agli occhi. Si muoveva sulle frequenze più basse e su quelle più alte della spiritualità umana, evitando scrupolosamente le medie, vale a dire quell’area in cui piantonano stagnanti gli uomini ben sistemati in se stessi, ovvero non sistemati da nessuna parte.

La sua è una arte lucidamente astratta, magicamente intrisa di ombre oniriche. È intuizione, poesia, capovolgimento delle norme, follia stralunata. È a un tempo vertigine, sospensione e approdo. Un dialogo con l'infinito. Un grido che ubriaca, fino a diventare vibrazione di un salto verso l'eternità. L'arte ha permesso a Nik di aprirsi un varco nella massa appiccicosa che si chiama mondo. Un'arte che pervadeva i suoi polpastrelli palpitando come fuoco.

Ed è grazie a quel fuoco indomabile, se su quell'altopiano che sorge nel territorio di Mammola, tra il torrente Torbido e la fiumara Neblà, Nik Spatari ha inciso la sua firma per l'eternità. Il suo sogno, incoraggiato dalla mente illuminata della sua compagna Hiske, era quello di dare vita a un centro che permettesse alla Calabria di incontrarsi con le altre culture.

Ci è riuscito solo in parte Nik, perché ostacolato dai soliti masticatori di disfatte, dai killer del cambiamento. Mentre lui pianificava il suo microcosmo a colori, c'era, infatti, chi preparava il nodo scorsoio immaginando di veder spiccare alto il suo profilo nel patibolo. Si inizia, nel 1977, anno in cui viene costituita l’Associazione “Museo Santa Barbara&. Il 25 settembre di quell'anno Nik viene arrestato con l'accusa di aver rubato - scriverà Pasquino Crupi su CalabriaOggi - “quattro tegole bruciate poste in frantoio in rovina”. False testimonianze, in seguito ritirate che portano all'archiviazione del caso; si viene, inoltre, a sapere che l’arresto è stato predisposto per far sgomberare l’ex stazione Calabro-Lucana e il monastero così da dare il via alla progettazione della SS Jonio-Tirreno, che sarebbe passata proprio lì dove Nik avrebbe creato il suo olimpo. A questo faranno seguito illecite invasioni dell’amministrazione comunale, aperte minacce contro Nik durante le varie sedute del consiglio comunale, fino a quando un intervento decisivo del Ministero dei Beni Culturali e del Consiglio dei Ministri fa spostare il percorso della Jonio-Tirreno di alcuni metri a monte. Ma non sarà solo la politica a mettere i bastoni tra le ruote. Agli inizi degli anni '90 a tendere trappole per avere la soddisfazione di vedervi le speranze di Nik e Hiske cadere una ad una, vi sarà anche la magistratura. La sventurata coppia di artisti sarà posta agli arresti domiciliari, accusata - a seguito di un'indagine della Procura di Locri, allora guidata da Nicola Gratteri - di falso, di tentata truffa, di scavi archeologici illeciti, di corruzione: Nik e Hiske non sarebbero stati proprietari di nulla e la Fondazione, per i magistrati, non esiste, non ha mai svolto attività ma è solo un pretesto al fine di ottenere indebitamente finanziamenti dalla Regione Calabria. «La verità - mi confessò un giorno Hiske durante un'intervista - è che qualcuno voleva fare il “botto” e diventare un secondo Di Pietro - erano quelli gli anni di Mani Pulite... - chi meglio di noi, ladri che avevano rubato i miliardi allo Stato, poteva tornargli utile per un avanzamento di carriera?». Ha inizio, inoltre, una lunga serie di attentati e attacchi che devastano parte del patrimonio della Fondazione di chiaro stampo mafioso: taglio di alberi e piante ornamentali, incendio dell'auto di Hiske, avvelenamento dei pesci, numerosi e ripetuti incendi dolosi, furti e danneggiamenti vari tutti regolarmente denunciati, e mai indagati. Si è arrivati anche ad aggressioni fisiche: un camion di sabbia e pietre viene rovesciato su Nik. Si continua insomma a masticare vaghe minacce che, però, finiranno per essere consumate al bordo di una delusione: nulla, infatti, hanno potuto contro la ferma volontà dei due artisti di non arrendersi.

Nel 2004, in un pomeriggio piovoso d’autunno, Nik e Hiske ricevono una telefonata: sono stati assolti dal reato di falso, tentata truffa, scavi archeologici illeciti e corruzione. Reati che li avevano crocifissi per tredici anni. Ma la persecuzione di quegli anni è stata, sotto il punto di vista dell'arte una fortuna: dalla rabbia di Nik nacque, infatti, l’opera monumentale il “Sogno di Giacobbe”, nella ex chiesa del complesso monastico. A margine di questo sogno, lungo 14 metri, largo 6 e alto 9, Nik scriverà: “Il sogno di Jacob. Fantascientifica volta: è dedicata a Michelangelo Astronauta della Sistina; a Campanella utopista della Città del Sole, che, come Nik e Hiske, subirono la persecuzione dei loro tempi”.

Oggi chi non ha mai degnato Nik dell'attenzione, della riverenza che meritava, lo acclama. Chi si è sempre girato dall'altra parte, mentre si tentava in ogni modo di rovinare i suoi piani, ne tesse le lodi. Chi ha fatto promesse da marinaio lucida parole, le spazzola bene, le mette in bell'ordine, le agghinda mentre corre avido a ritagliarsi uno spazio sulla scena. Impasti agglutinanti in cui l'ipocrisia rimane impigliata, che si spiaccicano come schiaffi uno dopo l'altro... che noia! Parole talvolta molto belle ma con un'eco di cosa risaputa, logora a forza di suonare e risuonare. Tristi grugniti che presto scompariranno in una rapida nube di cenere.

Nik, invece, non scomparirà. Lui ci ha insegnato che laggiù in fondo sta la morte, ma solo se non corriamo e arriviamo prima e non comprendiamo che la morte non ha alcuna importanza. Perchè, come la vita, non esiste: esiste solo l'infinito.


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