• Maria Giovanna Cogliandro

"Mamma, preparami la valigia. Voglio andare dal nonno"

Aggiornamento: 16 apr 2020



Non ce la fa più. Lo dice come lo direbbe un adulto. Forse perché da un bimbo una frase del genere non ce la si aspetta. Pronunciata con una tale disperazione poi...

È rimbalzato sui social per qualche giorno, prima di finire su importanti testate nazionali, il bambino di Palermo che vorrebbe tanto che la mamma gli preparasse la valigia, mettendoci dentro tutte le cose che gli servono così da andarsene dal nonno. "Poi quando voglio mi faccio riaccompagnare".

Chiede disperato che gli venga concessa una pausa a una pausa troppo stretta per lui, che lo ha colto di sorpresa confinandolo tra quattro mura.

"Tu ce la fai - dice alla mamma - io non posso vivere tutta la giornata qui. Io voglio un pochino uscire perché non ce la faccio più". Un video drammatico che racconta la disperazione che stanno vivendo milioni di bambini, i bambini di oggi abituati ad avere giornate scandite da mille impegni in funzione degli impegni dei loro genitori. Oltre la scuola, nei giorni pre-quarantena per loro c'erano la piscina, la lezione di chitarra, il calcetto, le arti marziali, il corso di inglese, i nonni... Un'agenda ricca che avrebbe dovuto sopperire all'assenza di mamma e papà, da rincontrare la sera, a cena. Adesso, per colpa di un nemico che non possono neppure vedere, le loro giornate sono state stravolte, sono tutte troppo uguali, noiose, soffocanti.

Eppure molti adulti fanno fatica a capirlo. Ho letto commenti sui social che mi hanno fatto paura. Commenti che purtroppo provengono da madri. Qualcuna di loro sottovaluta, per non dire disdegna, la sofferenza di questo bambino sostenendo che quello che sta passando non è nulla in confronto a quanto vivono quotidianamente i bambini africani o i bambini siriani nei campi di concentramento. Come dire: soffri in silenzio altrimenti ti porto sotto i bombardamenti e capisci cos'è il vero dolore. Come se ci fosse un dolore più vero di un altro. Come se un bambino dovesse tacere il proprio dramma se un adulto lo ritiene irrilevante. Per noi adulti, oggi più che mai, la sofferenza deve essere contenuta, repressa, rimandata, e questo per il bene dei più piccoli. Ma non chiediamo ai bambini che la loro sofferenza sia un'opzione. Resta un loro diritto.

49 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti