• Maria Giovanna Cogliandro

Lo spot di Klaus Davi sulla Riviera dei Gelsomini? È figlio della cultura dell'approssimazione



Antonio Gramsci odiava gli indifferenti. Io odio gli approssimativi. Proprio come l'indifferenza, l'approssimazione è parassitismo, è il peso morto della storia su cui comunque incide pesantemente, è la materia bruta che strozza l'intelligenza. E fa perdere occasioni, quando non anche battaglie.

Ho visto l'ultimo spot che il massmediologo nonché consigliere comunale di San Luca, Klaus Davi, avrebbe dedicato alla Riviera dei Gelsomini, ovvero la fascia costiera compresa tra punta Stilo e Bova Marina. Il video (clicca qui per vederlo) mostra, però, anche la costa tirrenica - tra cui svettano Capo Vaticano, la Tonnara di Palmi e Tropea - scorci di Reggio Calabria, il borgo di Pentedattilo e Roghudi, Scilla, Chianalea, Le Castella.

Insomma la confusione regna sovrana. Si potrebbe obiettare che in una prima parte si è voluto presentare le mete più ambite della Calabria e poi passare alla parte dedicata alla Riviera dei Gelsomini (sebbene il passaggio non sia così chiaro e lo sia ancora meno ai non calabresi), ma anche nella seconda parte vengono inserite immagini della costa tirrenica. A questo bisogna aggiungere che il video è di scarsa qualità: molte delle immagini scelte sono a bassissima risoluzione e non rendono giustizia alla nostra terra, il montaggio non è accurato, non si fa in tempo a leggere il testo che scorre tra un'immagine e l'altra. Ah, a proposito del testo, è costruito in modo da provocare il nord, descritto come luogo di morte in cui lo smog la fa da padrone.

Ma andiamo con ordine.

Si parte con una foto di Riccione, attuale ma "antichizzata" per far credere che risalga agli anni 80, gli anni d'oro della capitale del divertimento. La foto è tratta dal sito di un hotel di Rimini, quindi sarebbe anche coperta da copyright. Ma sorvoliamo. "Un tempo queste erano mete meravigliose del turismo mondiale - recita la didascalia - ma oggi con il dilagare dell'epidemia del nord Italia (sic!) non sarà più possibile praticare una cultura di massa del turismo con un sistematico sfruttamento del suolo e impatto ambientale devastante". La pandemia che ad oggi ha causato nel mondo quasi 500 mila morti è diventata l'epidemia del Nord Italia. Un Nord Italia totalmente irresponsabile che negli anni si è dato a uno sfruttamento senza regole del territorio. Quello stesso Nord Italia a cui, tra l'altro, ci si rivolge invitandolo a trascorrere le vacanze in Calabria. Bel modo di accattivarsi i clienti! "Ma - prosegue il video - in Italia esiste un luogo dove c'è la cultura del rispetto del suolo e del distanziamento sociale. Ed è la Calabria".

Ragazzi, la Calabria è la terra del distanziamento sociale! E non si tratta di una precauzione del momento, no. Qui, secondo Klaus Davi c'è proprio la cultura. Noi calabresi siamo un popolo di distanziati. Addio al Sud caloroso e dispensatore di abbracci. Siamo freddi, per cultura. Forse Davi avrebbe voluto dire che le spiagge della Calabria non sono affollate come quelle della costiera romagnola, ma in ogni caso non si tratta di "cultura del distanziamento sociale". È solo che l'Emilia può contare su 141 km di spiagge, naturalmente prese d'assalto da quel nord che ne è sprovvisto, mentre la Calabria ha ben 780 km di costa, oltre cinque volte di più. Senza contare, poi, che l'Emilia conta 4,4 milioni di abitanti, la Calabria nemmeno 2 milioni. Quindi il distanziamento non è cercato, è dettato dalla geografia e dalla demografia, oltre, ovviamente, dalla sciatta promozione del territorio negli anni, una sciatteria da cui il video di Klaus non è avulso.

Ma proseguiamo. "A differenza di altre zone d'Italia dove i tassi di inquinamento sono alle stelle e una politica dell'ambiente suicida ha fatto sì che per decenni le polveri sottili uccidessero migliaia di persone, in Calabria rispetto e salvaguardia della natura sono una realtà che hanno (magari "ha" sarebbe stato più corretto, non solo non viene curata la sostanza, neppure la forma) tutelato il territorio e la salute delle persone". E infine lo slogan che tanto ricorda una pubblicità sulla Calabria degli anni '90 "Riviera dei Gelsomini la Calabria da scoprire".

Della Riviera dei Gelsomini alla fine si "pubblicizza" solo Bova, Bianco, Ardore, San Luca, Casignana, Gerace, Locri (di cui compare non, ad esempio, il sito archeologico ma il Palazzo comunale!), Caulonia (viene mostrata piazza Mese durante il Kaulonia Tarantella Festival - sebbene non venga specificato agli amici del nord dando per scontato che ne siano a conoscenza - ma non gli scavi dell'Antica Kaulon) e la Cattolica di Stilo. Nessun riferimento al Castello di Roccella, al Musaba di Mammola, al Naniglio di Gioiosa Jonica, alle spiagge di Siderno un tempo capitale della Locride.

Parola d'ordine: approssimazione.

Il fatto è che non possiamo prendercela con Klaus, nato in Svizzera e cresciuto a Milano. Tra l'altro pare che abbia realizzato lo spot a spese sue. Certo, in concomitanza con la sua candidatura a sindaco di Reggio Calabria, ma non stiamo sempre lì a pensar male.

Klaus non è il solo ad abbracciare questa cultura (e qui la parola cultura ci sta tutta) dell'approssimazione quando si tratta di promuovere la nostra terra.

Solo per fare qualche esempio, di recente la Regione Calabria ha lanciato il brand #BluCalabria realizzando un video in cui promuove tutti i comuni che quest'anno hanno ottenuto il prestigioso riconoscimento internazionale Bandiera Blu 2020. Ebbene, nel video, quando è la volta di Siderno, sullo sfondo compare un tratto di mare con gli scogli e una spiaggia con alle spalle una fitta vegetazione. Degli abbellimenti con cui probabilmente la governatrice Santelli ha voluto rendere omaggio alla cittadina della Locride. E non è la prima volta che la Regione Calabria ci delizia con queste approssimazioni. In piena emergenza Coronavirus ha, per esempio, promosso la campagna social “Scegli Calabrese” utilizzando come immagine la foto di un supermercato di una catena finlandese!

Non era andata meglio con Oliverio. Una sua gaffe diventò addirittura virale. Aveva promosso una pubblicità della Calabria sulla rivista di bordo della compagnia Ryanair. Selvaggia Lucarelli la sventolò sulla sua pagina facebook definendola una pubblicità fatta da peracottari e incassando migliaia di mi piace, più un mare di commenti e condivisioni. Sullo sfondo l'Arcomagno di San Nicola Arcella imbruttito da scelte grafiche arcimuffite, refusi imbarazzanti, con in bella mostra mezzo fondoschiena di un bagnante evidentemente sfuggito al grafico insieme a delle ciabatte che avrebbero potuto tranquillamente essere rimosse. Una pubblicità costata 150.000 euro che rappresenta l’emblema dell’anti-turismo generato da una politica traffichina. Dopo le critiche apparse sul web, che hanno smosso persino il Codacons tanto che la pagina non pubblicitaria finì sul tavolo della Corte dei Conti della Calabria, arrivò la nota del nostro governatore. "Ha ragione Selvaggia Lucarelli, che ringrazio per aver segnalato una vicenda che non può in alcun modo trovare giustificazioni. Di fronte a questa ennesima porcheria frutto di una burocrazia sciatta e indolente disporrò immediatamente una indagine conoscitiva per accertare ogni responsabilità. La Calabria merita altro". Peccato, però, che Oliverio aveva tenuto per sè la delega al Turismo, pertanto la promozione del territorio spettava a lui. Quindi cosa apriva a fare un'indagine per stanare i peracottari? Le pere erano le sue.

Su una cosa, però, aveva ragione: la Calabria merita altro.

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