• Maria Giovanna Cogliandro

La matta...nza!



"Il coraggio non mi manca - diceva il grande Totò. - È la paura che mi frega!". Ed è la paura che ha fregato la nostra coraggiosa governatrice. Ha fregato lei così come sta fregando il partito che ormai rappresenta, ovvero quello dell'ex capitano che ad agosto ha abbandonato la nave, salvo poi voler risalire a bordo perché a terra l'acqua è poca e la papera non galleggia.

Evidentemente in preda alle convulsioni, "con il favore delle tenebre", senza aver consultato alcuno, né il Consiglio regionale, né i sindaci, né il sistema delle autonomie locali, senza bisogno di creare alcuna task force di esperti ma in virtù del dono della scienza infusa di cui unicamente lei può godere, Jole Santelli, dopo essersi comportata da paladina del "chiudiamo tutto", ha d'un tratto voglia di una bella boccata d'ossigeno. Subito. Precipitevolissimevolmente.

E così dall'oggi al domani riapre tutti i ristoranti, i bar, le pasticcerie, le gelaterie, le pizzerie, gli agriturismi non solo per l’asporto ma anche per la somministrazione sul posto ai clienti, purchè accomodati ai tavolini all'aperto.

Un provvedimento che anticipa di oltre un mese le più ottimistiche previsioni del Governo, che ha fissato la riapertura delle attività ristorative per il 1 giugno. Un provvedimento con cui la Calabria fa da avanguardia in Italia, in Europa e oltre!

Mentre in quasi tutto il resto dell'Occidente non ci si può sedere al bar, in Calabria u cafè è pavatu, offre Jole!

Ma come, lei non era quella che non appena iniziata la quarantena si diede indefessamente alle comparsate televisive lanciando un accorato allarme per evitare che anche al Sud dilagasse un’emergenza che nessuno sarebbe stato in grado di fronteggiare?

Così, infatti, disse senza mezzi termini lo scorso 11 marzo partecipando telefonicamente alla trasmissione televisiva Agorà, su Rai3: “La sanità in Calabria non può reggere, è al collasso, stando ad analisi e discussioni fatte prima del Coronavirus. E dunque - rivolgendosi alla conduttrice, - si immagini come in una situazione già drammatica possa affrontare un’emergenza così drammatica. Dobbiamo assolutamente lavorare sulla prevenzione”.

Chiedeva misure più dure la nostra governatrice, più esattamente "un intervento governativo nel senso di avere una legislazione omogenea in tutt’Italia". Omogenea in tutta Italia. Era l'11 marzo, rispetto al giorno precedente vi erano stati 2.076 casi in più. Ieri, 29 aprile, l'incremento rispetto al giorno precedente è stato di 2.086 ma lei impavida e sprezzante del pericolo si dissocia dal resto dell'Italia ed è pronta a ripartire! Lei che quell'11 marzo disse: "Possiamo anche procedere noi ma diventa più complesso e difficile, anche perché creeremmo un Paese Arlecchino con norme diversificate mentre in questo momento abbiamo bisogno necessariamente di una legislazione coerente dappertutto”. Jole Santelli invocava leggi uguali per tutti per evitare un Paese Arlecchino. Quindi, ieri sera, intorno alle 22, non solo la governatrice della Calabria si è dissociata dal resto dell'Italia, si è dissociata anche da se stessa. Se non è schizofrenia questa...

E pensare che il New York Times l'ha quasi elogiata, ignorando però che la Calabria ce l'ha fatta (almeno finora) non grazie alla Santelli, ma nonostante la Santelli. Una che annuncia il "libera tutti" quando ancora nella sua Regione ci sono zone rosse che LEI ha proclamato! Come funziona per loro? C'è una postilla del suo decreto di ieri sera che lo spiega? Non mi pare. E, poi, come diamine si fa a emanare un decreto alle 22 per il giorno dopo? Praticamente i ristoranti o i bar, se avessero voluto, avrebbero potuto aprire già a mezzanotte, due ore dopo. E il tanto invocato diritto alla salute e alla sicurezza si manda a strabenedire? Per fortuna molti operatori hanno deciso di non adeguarsi alle nuove improvvisate direttive, perché hanno ben compreso di essere nient'altro che pedine di una scacchiera in mano a una politica della peggior specie.

Che riaprono a fare se la gente, stando a quanto prevede l'ardito decreto di Jole, può uscire solo per svolgere sport individuali, per coltivare l'orto o accudire gli animali, per assistere persone non autonome e "per - e questo secondo me è il capolavoro in assoluto - raggiungere le imbarcazioni di proprietà da sottoporre a manutenzione e riparazione"? Chi ci va in questi bar e in questi ristoranti se non si fa cenno al fatto che le persone possano uscire di casa per andarci? Leggi rigurgitate addosso ai calabresi con la stessa mancanza di controllo di un vomito gravidico. Senza un'idea ben precisa, senza una programmazione, senza una visione.

Probabimente la baldanzosa Jole è stata consigliata male da un partito che, nel frattempo, fa pure peggio. Mentre, infatti, la nostra governatrice legiferava in maniera scriteriata (leggasi ad cazzum), la Lega, con lo stesso entusiamo (e anche con lo stesso non senso) con cui da bambini facevamo un pigiama party, "occupava" il Parlamento, in segno di protesta non solo del governo ma anche del resto dell'opposizione. Si è visto mai al mondo un'opposizione che fa opposizione all'opposizione?

In preda alla paura cieca, dettata non da una pandemia ancora in corso, non dalla preoccupazione nei confronti degli italiani stretti dai morsi della fame come si prova a far credere, ma solo ed esclusivamente perché si è vista calare a picco nei sondaggi, la Lega ha messo in scena il peggio della Lega. "La Meloni è scesa da sola in piazza dopo avermi detto che non l'avrebbe mai fatto? Adesso le faccio vedere io! Faccio un pigiama party e non la invito, tiè!" - avrà pensato quel geniaccio di Salvini. Oppure magari è andata così: dopo aver scoperto di non poter, come invece avrebbe voluto, scendere in piazza a manifestare con la mascherina perché c'è un decreto, il suo, che vieta le manifestazioni a volto coperto, avrà ripiegato su un flash mob in Parlamento. E lo ha fatto di notte perchè fa più figo e più temerario!

Siamo alla frutta.

Gli italiani vittime di giochi di potere di bassa Lega, è proprio il caso di dirlo. E ai calabresi va anche peggio. Ancora una volta sono considerati carne da macello, banco di prova, topi da laboratorio.

"Ma sì, proviamo ad aprire in Calabria - si saranno detti. - Vediamo come va lì tra quegli esseri inferiori".

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