• Maria Giovanna Cogliandro

L'eclissi morrale



L'ambaradan che ha visto il Presidente della Commissione Parlamentare antimafia, Nicola Morra, nei panni di colui che sembra stupido se tace ma che toglie ogni dubbio se apre bocca, ha avuto come risultato intenzionale e perfettamente calcolato quello di oscurare, da un lato, le accuse mosse al Presidente del Consiglio regionale Domenico Tallini, dall'altro il caos sanità all'interno del quale la Calabria si ritrova avvinghiata da anni. Un caos che, allo stato attuale, i più hanno ridotto a una mera preoccupazione di uscire dalla zona rossa, quando in realtà ciò che sarebbe dovuto apparire prioritario sarebbe stato addentrarsi finalmente nella zona grigia e smantellarla da cima a fondo. L'ambaradan Morra, quindi, è stato funzionale a che tutto rimanesse immutato, ancora una volta tralasciato, religiosamente ignorato, nella convinzione malsana che la paura non sia opportunità di avere coraggio ma di dare l'ennesima prova di vigliaccheria. Contemporaneamente, però, l'affaire Morra ha rubato la scena mediatica anche all'inchiesta che ha portato Tallini ai domiciliari, inchiesta lanciata oggi come ulteriore palla di cannone sulla Calabria, dal momento che fa riferimento a reati che il presidente dimissionario avrebbe commesso nel 2014, 6 anni fa. Che necessità c'era di scoperchiare la pentola adesso? Perché non farlo prima? E perché usare adesso Morra per eclissare in colpo solo Tallini e Gratteri e soffocare tutti questi perché?

Ci si è serviti di un personaggio finora del tutto secondario visto il suo scarso, per non dire nullo, apporto politico e sociale per distrarci da tanti interrogativi. E gli si è dato ampio spazio e importanza.

Morra nei giorni successivi alla sua infelice esternazione ormai nota sulla Santelli, intervistato da Repubblica, ha proseguito nel dare prova di scarsa intelligenza. Sulla scia di quella che è una sua spaventosa convinzione, ovvero che la "Calabria è irrecuperabile", facendo riferimento ai 404 sindaci calabresi che si sono recati a Palazzo Chigi per chiedere la cancellazione del debito e lo stop del commissariamento per la sanità, ha dichiarato: “L’altro ieri c’erano in piazza dei sindaci che erano lì per essere ricevuti a palazzo Chigi. E che magari tra due mesi potrebbero finire in carcere a seguito di qualche inchiesta della magistratura, oppure i cui Comuni saranno sciolti per mafia. Basta leggere le statistiche, e ci si rende subito conto che la Calabria è una emergenza nazionale, e chi non lo capisce non studia i dati".

In una Calabria bollata come irrecuperabile, Morra azzarda pronostici dall'alto del suo ruolo di santone dell'antimafia, esibendo stimmate di immacolata esistenza che pretendono di dividere il mondo tra buoni e cattivi. Non a caso ha aggiunto: "Per questo sono in perfetta sintonia con il procuratore Gratteri". Come se questo fosse garanzia di essere dalla parte giusta. Stessa tattica, in fondo, utilizzata da Saverio Cotticelli che nel corso della sua intervista a "Non è l'arena" di qualche settimana fa ha raccontato che la prima cosa che ha fatto dopo essere stato nominato commissario è stata di andare a trovare Gratteri.

«A lui ho chiesto un consiglio su come portare a termine questo compito. Gratteri mi ha risposto: “Se vuole sopravvivere, deve fare quello che faccio io, mangiare in ufficio, fare una vita monacale e lavorare giorno e notte”. E così ho fatto. Ho trovato alloggio nella caserma dei Carabinieri. Non sono mai andato a mangiare un pizza, non ho frequentato nessuno». Così si pretende e si consiglia di combattere il malaffare in Calabria: rimanendo al chiuso delle proprie stanze, senza sporcarsi le mani. Facile essere coraggiosi a distanza di sicurezza, avrebbe detto Esopo.

Stessa distanza mantenuta in questi anni da Morra che si è limitato ad emettere sentenze e avanzare pronostici funesti. In perfetta linea con quella strategia tipica dell'antimafia che costringe i calabresi a vivere costantemente a fior di sospetto in un'emergenza che non conosce tregua e che viene spacciata per sicurezza. Il risultato finale il più delle volte è radicalmente anticostituzionale, ma consente ottime carriere, protette da un circuito autoreferenziale che si alimenta da sé e sfugge a qualsiasi critica.

Definendo la Calabria irrecuperabile e criminalizzando senza distinzione i sindaci calabresi, che a quanto pare giudicherebbe altrettanto irredimibili, Morra dimostra senza farci caso tutta l'inutilità della sua carica e di una commissione che in questi anni non è stata in grado di fare nulla per salvarci. Sarebbe ora di aprire un serio dibattito sul reale ruolo di certa antimafia e sui risultati concreti portati a casa. Lo potrebbe aprire la Rai se davvero ha intenzione di fare servizio pubblico e non censura da Minculpop, invitando Morra per chiedergli conto dei suoi due anni di attività in commissione antimafia. Certo, non so in questo caso in quanti rimpiangerebbero la sua cacciata dagli studi di Raitre invocando stavolta la sua di eclissi.

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