• Maria Giovanna Cogliandro

Il Fatto Quotidiano offende la Calabria? Sabelli non è peggio di Klaus



Non serviva la sfera di cristallo per prevedere che lo spot di Klaus Davi sulla Calabria, spacciata per Riviera dei Gelsomini, avrebbe suscitato vendetta. E, infatti, eccola servita su un editoriale a firma di Claudio Sabelli Fioretti, pubblicato oggi sul Fatto Quotidiano. Un editoriale che è una sintesi furbescamente ironica di quanto ci è stato vomitato negli anni. Un cocktail di stereotipi di chi ha deciso di infilarci tutti nello stesso shaker e agitare male prima dell'uso e abuso. Spacciatori, assassini, maschilisti, usurai, corrotti e corruttori: questo saremmo, tutti indistintamente. Un copione che si tramanda da più di un secolo. Nemmeno una punta di originalità, tanto che ci si stanca pure a replicare. Stavolta, però, le frecce sono state scagliate dopo un attacco; di solito, invece, ci colpivano in maniera del tutto inaspettata e gratuita. Quindi chiediamoci una buona volta e in tutta sincerità: da che parte sta chi ha sferrato il primo colpo? Chi ha realizzato lo spot quali ire sapeva di suscitare? Possibile che non avesse messo in conto una controffensiva? Lo spot era una guerra dichiarata. Altro che pubblicità comparativa. Uno dei primi requisiti di una pubblicità comparativa è quello di non screditare il concorrente. Klaus, da esperto in materia quale si professa, avrebbe dovuto saperlo e, invece, probabilmente lo ha scoperto dopo la levata di scudi contro il suo video da dilettante, tanto da decidere alla fine di eliminare la parte in cui si screditava il nord. Nel frattempo, però, si è parlato di lui, si è conquistato qualche angolino sulla stampa nazionale che, in tempi di campagna elettorale (dopo essersi prima candidato a San Luca, poi ad Africo in seguito allo scioglimento del consiglio comunale, oggi si propone nientepopodimeno che come sindaco di Reggio Calabria!), può tornare utile. Anzi torna eccome.

Ha provato pure a spiegarlo il suo spot, per gli stupidi che non ci arrivano. Klaus lo avrebbe realizzato perché "quando parlano di noi (lui si considera calabrese) dicono solo che siamo sequestratori di persone, narcotrafficanti, che piantiamo marijuana" e invece "nella Locride abbiamo delle coste incredibili, migliaia e migliaia di chilometri di coste" (sarebbero 780 km in tutta la Calabria ma, si sa, i venditori di fumo amano le iperboli). Ora signor Davi, lei oggi dice di voler promuovere la Calabria per quanto ha di bello, ma ha già dimenticato che a cavalcare gli stereotipi dei calabresi 'ndranghetisti e narcotrafficanti c'era anche lei? Chi oggi si scandalizza dell'editoriale di Sabelli, come fa a non ricordare che Klaus fece anche peggio? Lui non si limitò a un editoriale, lui mise su un programma "Gli Intoccabili" con cui si proponeva di "documentare e raccontare senza nessuna forma di spettacolarizzazione la realtà delle mafie". Senza spettacolarizzazione. Poi, però, recandosi ad Archi, nel reggino, dichiarava di trovarsi lì dove "ogni metro quadro odora di 'ndrangheta", dove "il senso dell'humor non è contemplato come strumento di relazione umana", dove sei faccia a faccia con chi "rappresenta inoppugnabilmente l'ontologia dell'essere 'ndrangheta". La sua prode impresa fu addirittura considerata "antimafia sul campo". Il procuratore Federico Cafiero De Raho, alla Camera dei deputati, definì il giornalismo di Klaus "un esempio di coraggio molto utile alla magistratura". Boh... le cose sono due: o non ho capito niente del coraggio o non ho capito niente della magistratura. Comunque sia, Klaus ha contribuito in misura rilevante a servire il cocktail letale di cui dicevamo prima. Oggi vorrebbe cancellare tutto e mostrarsi come colui che fa la guerra a quel fango che anche lui ha seminato a piene mani. E noi, come gli struzzi, mettiamo la testa sotto le nostre incredibili spiagge, e lo lasciamo fare.

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