• Arturo Rocca

Eterogenesi dei fini: il caso Calabria


Maria Laura Rodotà, Corriere della Sera, 22 agosto 2007, p. 9, Primo piano, antibrambillismo: s. m., atteggiamento critico e ostile nei confronti di Michela Vittoria Brambilla, imprenditrice e politica del centrodestra. Creatura berlusconiana catapultata nel bailamme ri-organizzativo (forse) della Cdl, Brambilla è una figura interessantissima. Lanciata come innovazione finta, potrebbe diventare vera per eterogenesi dei fini. O per sua furbizia, magari. O per eccessi di antibrambillismo altrui. Questa citazione mi è sovvenuta mentre riflettevo sulla santificazione ante-litteram di Jole Santelli, pace all’anima sua. La congregazione per le cause dei santi ha tempi lunghi, solitamente biblici, ma con la rimozione-dimissione del cardinale Becciu la prassi ha subito una forte accelerazione. Jole santa subito, sarà per il cognome? Neanche la prova di un miracolino né uno straccio di curriculum santificatorio. In otto mesi di presidenza ha guadagnato l’intitolazione della reggia di Germaneto, simbolo di sfarzo inadeguato alle capacità politiche della classe dirigente. Tommaso Campanella per il palazzo del consiglio ha aspettato 4572 mesi.

Ma soffermiamoci sull’espressione Eterogenesi dei fini.

Essa fu coniata dal filosofo e psicologo tedesco Wilhelm Wundt e in parole povere vuol significare #conseguenzenonintenzionalidiazioniintenzionali. Le elezioni regionali in Calabria del 2020 si sono svolte il 26 gennaio e hanno determinato la vittoria di Jole Santelli, candidata del centro-destra, con il 55,29% dei voti. Fin qui la genesi dei fini. Otto mesi dopo la sua elezione la presidente viene trovata morta e la Calabria si ritrova amministrata, seppur per il tempo strettamente necessario e per la sola (!) ordinaria amministrazione, da un vice-presidente leghista e &omosessuale a tempo perso e cattolico praticante& (la definizione è sua). Ecco l’eterogenesi dei fini, la conseguenza non intenzionale di azioni intenzionali. La popolazione calabrese, senza distinzione di fede politica, è dispiaciuta per la prematura scomparsa della Santelli e la piange sommessamente e immagina che da qui a 60 giorni vi saranno le elezioni per eleggere un/a nuovo/a presidente. Le forze politiche senza distinzione si dichiarano addolorati per la morte di Jole Santelli, anche perché si trattava della prima donna presidente della regione. Ma sulla immediatezza della tornata elettorale vi sono dei distinguo, entrano in gioco gli interessi di bottega: meglio dopo, no meglio subito anzi meglio niente, ci teniamo Spirlì che almeno chiama frocio il gay e negro il nero fino all’ultimo dei suoi giorni. Omo(*) di panza omo(*) di sustanza. Dicesi omo e non uomo. E qui torna l’eterogenesi dei fini. Abbiamo eletto intenzionalmente la prima donna presidente della regione e ci ritroviamo non intenzionalmente uno Spirlì, già attore e regista di fede forzista berlusconiano poi fratellista meloniano e infine leghista salviniano, alla presidenza con tutte le reliquie e i santini appesi al collo. Da tuttologo qual è ogni giorno esterna su tutto: lavoro, sanità, recovery fund, etc, ma il blog sul Giornale.it dal titolo “I pensieri di una vecchia checca” lo qualifica ulteriormente: «Sono fascista perché voto a Destra? Perché non cancello venti lunghissimi anni di Storia Patria? Perché, per me, Benito Mussolini resta Lo statista...» La storia ha fatto giustizia di personaggi ben più solidi ma qui siamo al ridicolo altro che governare una regione, si è smarrita la Ragione.

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