• Maria Giovanna Cogliandro

Date a Jole quel che è di Jole


Ha provato in tutti i modi a dimostrare di essere un passo avanti. La nostra governatrice Jole Santelli ha aperto dall'oggi al domani ristoranti, bar, pasticcerie, gelaterie, pizzerie anticipando prodigiosamente il Governo. Poi, vabbé, è stata bocciata da Boccia che ha fatto ricorso al Tar che ha richiuso i bar, ma non possiamo dire che con il suo provvedimento Jole non abbia provato a fare della Calabria l’avanguardia in Italia, in Europa e oltre! In fondo è sfuggito solo qualche particolare alla nostra presidente, tipo che le Regioni avrebbero potuto introdurre misure più restrittive di quelle disposte su base nazionale ma non allentare da sole, di propria iniziativa, il lockdown. Sciocchezzuole che a un governatore si possono anche perdonare… in fondo stiamo parlando di una che in diretta tv da Fazio ha dichiarato che nella sua regione non c’è obbligo di indossare la mascherina perché “se metto l’obbligo devo essere in grado di darle”, dimenticando che esiste un’ordinanza da lei emessa in cui, invece, l’obbligo è previsto e che, pensate un po’, ribadirà nell’ordinanza successiva.

Ma al di là delle figure di merda nazionali che ci ha assicurato, Jole è e resta una pioniera. In molti ignorano che oltre ad aver cercato di mettere la Calabria in pole position per la ripartenza nazionale, mentre i media erano ossessionati - come in parte è giusto - dal diffondere esclusivamente notizie relative al Covid, lei ha inaugurato una stagione straordinaria: quella di vendere alla Lega la cultura e l’identità del Sud.

In tanti oggi hanno accolto con assoluta sorpresa la notizia che in Sicilia il governatore Nello Musumeci abbia offerto su un piatto d'argento a Salvini – che, com’è noto, si è sempre contraddistinto per il suo bagaglio politico che elargisce smisurato amore e venerazione nei confronti della Sicilia e del Meridione - l’assessorato ai Beni Culturali, che ha tra le deleghe anche quella per l’identità dell’isola a statuto speciale.

In realtà, però, a Nello Musumeci si sta riconoscendo una paternità che non gli spetta. È stata, infatti, la nostra Jole che per prima al Sud ha fatto entrare la Lega dalla porta principale della cultura, stendendo tappeti rossi a Nino Spirlì a cui, come se non bastasse, ha anche affidato la vicepresidenza della Regione.

Ma chi è Nino Spirlì?

Scrittore, attore di teatro, autore di format TV tra cui il reality show “La Fattoria” di cui ha ceduto i diritti a Rti/Mediaset, dal 1994 al 2011 è tra gli autori di “Forum” diretto da Rita Dalla Chiesa. Ha scritto, tra gli altri, i libri “Diario di una vecchia checca” e “Avevo occhi grandi e ladri”, entrambi per Minerva edizioni. Nel 2014 è stato responsabile del dipartimento Cultura di Forza Italia, incarico ricoperto anche in Fratelli d'Italia prima della rottura, avvenuta nel maggio 2017. Pare che successivamente Spirlì sia rimasto letteralmente folgorato da Matteo Salvini così da sposare i principi della Lega. Una Lega che, non dimentichiamolo mai, rimane vincolata a una logica aberrante che porta i suoi adepti a mantenere nel primo articolo del loro statuto l’indipendenza della Padania e quindi la scissione dal Sud del Paese.

“Invoco la Benedizione del Signore e mi affido alle amorevoli cure della Santa Vergine Immacolata – ha dichiarato in perfetto stile leghista Spirlì dopo la nomina. - E mi impegno a svolgere il mio compito nell'unico interesse della mia gente. Accompagnatemi solo con le Vostre preghiere. Grazie. Dio Vi voglia bene”.

E che Dio ce ne voglia davvero perché fino ad oggi Nino Spirlì ne ha combinata una dietro l’altra. In piena emergenza Coronavirus ha, per esempio, promosso la campagna social “Scegli Calabrese” utilizzando come immagine la foto di un supermercato di una catena finlandese! Il tutto piazzandoci sopra il logo della Lega, generando confusione tra il ruolo istituzionale e quello dei partiti.



E qualche giorno dopo, eccone un’altra del nostro Spirlì. Dopo la bocciatura del decreto della Santelli di cui sopra, sul suo profilo facebook pubblica un commento trash, che più trash non si può: “Il ministro Boccia ce l’ha impugnata…”.



Una ricercatezza stilistica che è un’ode di eleganza e raffinatezza degna di un assessore alla cultura.

Cosa ci riserverà, invece, il nuovo assessore alla cultura siciliano ancora non lo sappiamo, quel che conta è che nessuno si azzardi a rubare il primato a Jole Santelli, un’avanguardista incompresa.

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