• Maria Giovanna Cogliandro

Da estate in topless a estate in plexiglass

Aggiornamento: 16 apr 2020





Penso che la maggior parte dei nostri ricordi sonnecchino in estate, e restino lì immobili, irremovibili, interminabili, vergini per sempre, pronti a essere assaporati a spicchi, in qualunque istante. L'estate è infanzia e adolescenza, è voglia di crederci, è cuore insaziabile.

L'estate è sorriso sempre, anche quello che ti arriva fin alle orecchie, tutt'a un tratto, pensandola durante le altre stagioni. È quella che passa più in fretta ma che ti resta addosso più a lungo.

È la stagione delle cotte formidabili tra falò e chitarre, in cui ti illudi che quelle canzoni intonate in riva al mare siano state scritte per te.

Più bella di qualsiasi poesia, l'estate. La cartolina dei luoghi dell'anima più felici.

L'aspetti per un anno intero portandoti dietro il retrogusto delle estati precedenti e alla fine scopri che le altre stagioni sono solo insopportabili interruzioni a un'unica immensa estate che ti trascini per tutta una vita. Con tutte le sue promesse.

L'estate è intreccio di battiti, è flusso sinuoso di emozioni. Come si può pensare di rinchiuderla dentro una scatola in plexiglass? Eppure è quanto propone un'azienda del modenese: riempire le spiagge italiane con dei cubicoli di alluminio e plexiglass delle dimensioni di 4,5 metri per lato, con un’altezza di due metri e una porta per entrare. Lo spazio sarebbe sufficiente per ospitare qualche sdraio e un ombrellone.

Un'idea asfissiante, più del caldo che si patirebbe dentro a un box di 4 metri quadri sotto il solleone.

Un recinto di plastica, una serra da giardino per uomini, peccato che a noi non serva a germogliare. Da estate in topless a estate in plexiglass.

Ti ritroveresti a comunicare col vicino di ombrellone da dietro un vetro divisorio, come ancora tristemente avviene in alcune carceri. Dicono si tratti di un'idea salva-estate. A me sa tanto di un'estate sotto vuoto, quello delle menti che l'hanno partorita.

Questo virus ci ha fatto perdere la testa. E poi, scusatemi, ma quando si è in acqua come si fa? Indosseremo anche in quel caso salvagenti con divisori in plexiglass così da assicurarci il metro di distanza sia a destra che a sinistra, che fronte e retro? Degli improponibili robocop terrorizzati da un virus. Che tristezza.

Penso a quanti bimbi potrebbero non imparare a nuotare quest'anno.

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