• Maria Giovanna Cogliandro

Chi sta uccidendo i nostri nonni?



"Alzati e cedigli il posto" mi ordinava mio nonno da piccola quando d'estate uno dei suoi amici veniva a trascorrere i pomeriggi sul nostro balconcino al piano terra. Sono cresciuta con loro, ascoltando discorsi più grandi di me, di cui in verità ricordo poco ma ho scolpito dentro ogni grammo di quell'atmosfera. Mi sono serviti tanto quei pomeriggi, mi sono serviti a maturare un profondo senso di rispetto per gli anziani che, insieme ai bambini, sono le categorie con cui mi sono sempre trovata più a mio agio. I bambini ti ricordano quanto sia bello guardare il mondo con gli occhi della meraviglia, gli anziani ti ricordano che un giorno dovrai voltarti indietro e riuscire ad assolverti.

I nostri anziani sono oggi le maggiori vittime di questo attacco al cuore dell'umanità, sferrato da un nemico sconosciuto, imprevedibile che ci impone di stare distanti in spregio a quell'urlo galvanizzante, "uniti ce la faremo", che ha caratterizzato altre battaglie. Una distanza che ci sta cambiando, molti credono in meglio, ma non è quello che leggo dagli occhi terrorizzati di chi mi incrocia al supermercato. Non c'è più un diverso da temere giunto chissà da dove al bordo di un barcone, adesso si ha paura degli uguali. Anche se è quell'uguale che ti ha messo al mondo.

Come si sta divertendo a farsi beffe di noi questo nemico impalpabile. Siamo stati messi a nudo da qualcosa che il pulviscolo in confronto è un gigante. Prima i migranti, ora persino mamma e papà. Perché in fondo ció a cui teniamo di più è noi stessi.

C'era un tempo in cui si andava a morire per la libertà, adesso si rinuncia alla libertà pur di non morire. Ed è a causa di questo attaccamento morboso, maniacale, malato alla vita che stiamo assistendo a una silenziosa strage degli anziani. Una strage che non ha risparmiato le case di riposo e le RSA (residenze sanitarie assistenziali): una volta che il virus entra lì, gli anziani muoiono come mosche. Ma prima di morire, in molti casi, vengono lasciati soli, senza mangiare né ricevere cure mediche, per scongiurare il contagio. La cronaca denuncia ritardi, omissioni, tamponi mancanti.

È di oggi la notizia di alcune RSA calabresi finite sotto la lente degli investigatori, strutture anguste, prive dei requisiti igienico sanitari minimi, con degenti affidati a personale non qualificato. Se il virus avesse colpito quegli anziani sarebbe stato considerato l'unico responsabile della loro morte. E invece no: il virus ci ha sbugiardati, ha mostrato a tutti dove mandiamo a morire i nostri anziani, alle mani incompetenti a cui li affidiamo pur di liberarcene. Le vittime delle RSA e delle case di riposo non sono da ascrivere al virus, ma a una società in cui lo slogan "largo ai giovani" ha avuto un'interpretazione di comodo. Una società che considera gli anziani un peso anzichè un patrimonio, che ha smesso di alzarsi per cedere loro il posto o quantomeno farli accomodare a fianco.

Un virus beffardo quello che sta mietendo i nostri nonni, un virus che ci ha obbligati a indossare la mascherina ma non prima di averci tolto la maschera.

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