• Maria Giovanna Cogliandro

Calabria, in Consiglio regionale va in scena l'indecenza


In tempi record, solo 90 secondi, il Consiglio regionale della Calabria, di certo non noto per la sua efficienza, ha dato un'aggiustatina a una legge approvata il 31 maggio dello scorso anno per estendere il "vitalizio" anche al consigliere che abbia lavorato un solo giorno.

90 secondi. Esattamente il tempo che, secondo uno studio di neuroscienze, la rabbia impiega ad estinguersi a partire dal momento in cui viene innescata. Uno studio che personalmente non mi convince perché da quando ho appreso di questa ennesima pagliacciata che ha visto protagonisti i nostri politici, la rabbia, anziché estinguersi, continua a lievitare!

Comunque la si guardi si tratta di una pessima pagina made in Calabria. Una pessima pagina che fa parte di un libro iniziato male e scritto in un contesto che lascia ampi margini a risvolti anarchici. Provo a spiegarmi meglio. Il "libro" in questione è la legge regionale 31 maggio 2019, n.13 denominata "Rideterminazione della misura degli assegni vitalizi diretti, indiretti e di reversibilità". È stata approvata in tutta fretta l'ultimo giorno utile per mettersi in regola. La legge di bilancio del 2018 stabiliva, infatti, che le Regioni avrebbero dovuto procedere al ricalcolo con sistema contributivo dei vitalizi dei propri ex consiglieri entro l'1 maggio (termine poi prorogato all'1 giugno 2019), in linea con quanto già stabilito per deputati e senatori. Per chi non l'avesse fatto entro i termini previsti, si sarebbe applicata una sanzione che consisteva in un taglio del 20 per cento dei contributi statali, esclusi quelli destinati al finanziamento del Servizio sanitario nazionale, delle politiche sociali e del trasporto pubblico locale. Nei consigli regionali - e quello calabrese non ha costituito di certo un'eccezione - è iniziata, quindi, una corsa contro il tempo per approvare proposte di legge, che in molti casi aspettavano nei cassetti da anni, rinvio dopo rinvio.

Con l'approvazione della legge n.13 del 31 maggio 2019, Palazzo Campanella ha decurtato di circa il 13% i vitalizi degli ex consiglieri con un risparmio annuo di circa un milione e duecentomila euro. Il fatto, però, è che per i consiglieri in carica e per quelli futuri sono state introdotte le cosiddette "indennità differite", ovvero i vitalizi chiamati con un altro nome, con cui magari può dare meno fastidio. In pratica i consiglieri qualora volessero, possono mettere da parte una quota fissa di quanto incassano per ritirarla quando avranno 65 anni, o anche prima, a 60. Quindi, a una lettura superficiale, le indennità di servizio non costerebbero nulla alla Regione. In realtà, però, per il futuro vitalizio (piaccia o no questo è) viene prevista anche una «contribuzione a carico del bilancio del consiglio regionale» pari a «2,75 volte la contribuzione mensile a carico del consigliere». Dunque, se il consigliere versa l'8,8% dei contributi, ben il 24,2% è versato grazie alle tasse dei cittadini calabresi. In pratica i nostri consiglieri regionali - anche se, in realtà, lo stratagemma non è stato adottato solo in Calabria - è come se fossero dipendenti di un'azienda: un po' di contributi vengono pagati da loro, molti più dall'azienda, che, piccolo particolare, saremmo noi. Così con solo 5 anni di contributi, che ai calabresi costano 3 milioni di euro, si ritrovano un bel gruzzoletto per sempre, comprensivo perfino del trattamento di fine mandato.

Dopo l'approvazione della legge del 31 maggio 2019 il governo cosa ha fatto? Niente di niente. Non è intervenuto permettendo a questi manigoldi di dare un taglio ai vitalizi facendoli uscire dalla porta per farli rientrare dalla finestra.

Come se questo non fosse già abbastanza vergognoso, con le modifiche approvate martedì scorso il vitalizio è stato esteso anche ai consiglieri che non riuscissero a completare i cinque anni a causa di un'elezione annullata dal Tar, di una congiuntura politica, di legislatura sciolta anzitempo o di una sciagura giudiziaria.

Sia che vengano arrestati, annullati o anche sciolti, i consiglieri possono versare i contributi autonomamente al fine di raggiungere la soglia minima dei cinque anni di mandato e godere così del loro vitalizio.

I calabresi si ritroverebbero, quindi, a pagare con le loro tasse non solo i contributi (quel 24,2% di cui dicevamo prima) dei consiglieri in carica ma anche di quelli che hanno subito uno "stop".

Ad approvare le modifiche alla legge, tutti indistintamente. Solo che qualcuno si è accorto della porcata, nonostante si sia tentato, quatti quatti, di approvarla farfugliandola, approfittando del caos generale al termine di una seduta estenuante; e quel qualcuno lo ha reso noto rovinando i piani di tutti.

È ovvio che, sorpreso con le mani nella marmellata, chiunque ha provato a discolparsi accappando scuse che offendono l'intelligenza dei calabresi.

Il presidente del Consiglio Domenico Tallini, ad esempio, vorrebbe farci credere che “i vitalizi in Calabria sono stati aboliti da tempo". Esattamente quando, di grazia? E, poi, perché chiamare una legge "Rideterminazione della misura degli assegni vitalizi..."? Se sono stati aboliti cosa c'è da rideterminare? Ci provano anche i Democratici progressisti a dire che i vitalizi siano frutto della nostra fantasia e che non esistono più già per gli eletti nella passata consiliatura. Ebbene, mi duole informarvi che chiamarli "indennità differite" anziché vitalizi non significa averli aboliti.

A prendere le distanze da questa farsa che, però, porta anche la sua firma, Pippo Callipo. Il consigliere regionale, leader dell’opposizione, si difende dicendo: “Ho apposto la mia firma, dopo quella di altri sette capigruppo di maggioranza e di minoranza, su una proposta di legge che non comporta maggiori o nuovi oneri a carico del bilancio regionale". Praticamente si è fidato dei suoi colleghi e ha firmato anche lui. Pensate se si fosse trattato di una norma che, per esempio, avrebbe recato un danno alla nostra salute o alla nostra sicurezza... Se questa è la sollecitudine e la coscienziosità con cui legifera il nostro Consiglio regionale, stiamo freschi.

Da segnalare, inoltre, che in questo teatro dell'indecenza non si sa neppure quale mente illuminata abbia partorito la furbata: l'Udc di Corigliano Rossano, infatti, viene in soccorso di Giuseppe Graziano, indicato come il relatore della modifica alla legge, dicendo che non lo è. A lui il presidente Tallini ha dato, però, la parola per spiegare la norma prima di metterla ai voti. Invito che Graziano schiva con un “si illustra da sé". E nessuno che si sia alzato a obiettare o a chiedere chiarimenti, nessuno. Così Tallini, con la formula di rito “favorevoli... contrari... astenuti", senza le immagini della votazione, la dà approvata “all’unanimità”. Il tutto, ripeto, in 90 secondi.

Dopo che la magagna è venuta a galla, Francesco Pitaro del Gruppo Misto ha depositato una legge per correggere la stortura. «Non è ammesso alla contribuzione volontaria il consigliere regionale la cui elezione sia stata annullata»: questo quanto propone di aggiungere alle modifiche precedenti. Ma così facendo, resterebbero comunque fuori i consiglieri sciolti e quelli coinvolti in sciagure giudiziarie, quindi sarebbe un'aggiunta ridicola che abusa ulteriormente della nostra pazienza.

Marcia indietro è stata annunciata anche da Lega e Fdi per bocca dei loro capigruppo Tilde Minasi e Filippo Pietropaolo. “Siamo certi – hanno dichiarato i due consiglieri – che sulla proposta ci sarà la più ampia convergenza da parte delle forze politiche presenti in Consiglio. La necessità di una tempestiva abrogazione nasce da profili giuridici e finanziari che non è stato possibile vagliare preventivamente”.

Quindi, riassumendo, tutti hanno firmato ma nessuno ha letto mezza paginetta di testo che non si sa chi ha scritto.


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